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martedì 27 dicembre 2011

LE RECENSIONE DI EMILIANO - LA VITA ALLO SPECCHIO


Emiliano Grisostolo

Recensione de "La vita allo specchio"
di Omar Soriente



Il romanzo autobiografico di Omar Soriente è un lavoro introspettivo e un cammino nella vita di ogni giorno, che ha il potere di farci riflettere a lungo sulle scelte che possono cambiare il corso della nostra storia, del nostro presente e del nostro futuro. Un cammino diverso per ogni uno di noi, in cui le persone si perdono tra il labirinto di strade separate da pareti che noi ci costruiamo, e che noi soltanto saremmo in grado di abbattere, cogliendo al momento giusto il messaggio che da sempre è presente in noi, se avremmo la forza di volontà di cambiare.
Il romanzo “La vita allo specchio”, è un lavoro che può farci rinascere. In queste pagine si sente il sapore dell’amore per una persona cara e l’odio per un padre, ma si sente anche la voglia di mutare in una persona diversa, si percepisce la volontà di cercare dentro se stesso quella luce che sembrava essersi spenta, che sarà in grado di far leggere al protagonista di quello che non è un romanzo di finzione, questo è bene tenerlo a mente, con una diversa chiave di lettura il concetto di felicità e libertà, trasformando il dolore in un sentimento così forte che ha il potere di migliorare se stessi in un percorso attraversato da fatti drammatici e anche da molti episodi divertenti, tutti apparentemente lontani da noi, ma in realtà molto più vicini di quanto si pensi.



Interista all'autore Omar soriente

1. Perché hai voluto scrivere questo libro?
In realta' non ho mai voluto scrivere un libro. Non ho iniziato a scrivere con l'intento di realizzare “La Vita allo Specchio”. Tutto e' nato attraverso un incontro avvenuto per tutt'altro motivo. Durante la mia permanenza a Vancouver, nel settembre 2010 ho conosciuto una ragazza con cui usavo incontrarmi in una sorta di interscambio linguistico. Lei voleva imparare l'italiano, io migliorare il mio inglese. Dopo alcuni incontri, le nostre conversazioni iniziarono a diventare piu' profonde, andando a toccare situazioni e sensazioni del passato e del prossimo futuro. Un giorno, seduti di fronte ad una tazza di caffe', lei mi disse:
“Omar, perche' non provi a mettere nero su bianco cio' che mi stai raccontando?”.
Iniziai cosi' a scrivere come in un atto liberatorio per circa sei mesi, al termine dei quali mi resi conto di
aver scritto qualcosa di pubblicabile. Non ho dovuto sforzarmi o privarmi del mio tempo per realizzare cio' che adesso e' diventato un libro. Libro che sara' pubblicato anche nella versione inglese nel nord America e che sara' probabilmente distribuito dal settembre del 2012. Un editore canadese, leggendo il mio lavoro, gia' velocemente tradotto in inglese, mi ha dato fiducia ed e' nata questa grandiosa possibilita' che mai avrei immaginato possibile.



2. Parlaci della PACIFIC CENTRAL. Che cosa significa questo luogo per te? E, se vuoi,
parlaci del tuo viaggio a San Francisco.
Piu' che parlare della stazione chiamata “Pacific Central” mi piacerebbe soffermarmi sul concetto che ho voluto descrivere attraverso quel passaggio del libro. Da qualche anno a questa parte non sono piu' capace di valutare le cose o le stesse persone con superficialita', con una veloce occhiata in superficie senza andare alle sensazioni che si nascondono al suo interno. Oggi uso dare un'emozione ad ogni cosa materiale, ad ogni persona il suo vero significato. Un giorno lessi in un sito web questa frase: “Le persone sono come la fotografia: bisogna metterle sotto una buona luce per vederne la parte migliore”. Non e' cio' che noi vediamo con i nostri occhi quello che conta se poi non siamo capaci di vederne la vera essenza che solo gli occhi non potrebbero essere mai in grado di cogliere. Accomunare emozioni e sensazioni ad oggetti o persone mi da la possibilita' di andare oltre cio' che l'occhio vede. Riesco a vedere cose e persone attraverso cio' che mi danno non attraverso la loro semplice forma o apparenza. Per quanto riguarda il mio breve viaggio a San Francisco, credo sia stata un'esperienza divertentissima e dal punto di vista culturale mi ha riempito a dismisura. Penso che il capitolo dedicato alla cittadina della California sia uno dei piu' spassosi e divertenti.


Ma la storia di Omar si articola in due linee guida che convergono verso uno stesso punto.

3. Vuoi raccontarci qualcosa di un periodo che segna le prime pagine di questo tuo libro, così
come ha segnato la fase iniziale della tua vita?
Il periodo in cui mi ammalai di leucemia mi diede la possibilita' di capire cose che altrimenti non sarei
riuscito a capire o forse avrei capito molto piu' tardi. Credo che la scintilla che poi ho scoperto anni piu' tardi sia stata portata proprio da quel periodo della mia vita. In quel preciso momento non fui in grado di vederla per la giovane eta'. Molte persone che conoscono il mio passato in ospedale mi ritengono molto fortunato per essere sopravvissuto alla malattia. Venti anni fa, come oggi, guarire dalla leucemia non era cosa semplice. Io mi ritengo fortunato in primis di aver avuto la leucemia, non di esserne sopravvissuto.
Probabilmente aver avuto quell'esperienza all'eta' di dieci anni mi ha fatto capire profondamente un sacco di sensazioni nuove ma intense. Posso tranquillamente dire che la malattia mi ha forgiato come fossi stato un ferro rovente. Mi ha segnato, nel bene e nel male.


Torniamo a qualche anno fa, cambiamo argomento e facciamo un passo in avanti allora. Torniamo al
periodo in cui ti sei avvicinato a Pino Masciari, Salvatore Borsellino, e ad altri personaggi.
Omar ha avuto un percorso intenso, sembrerebbe un romanzo di finzione, ma non è così. Omar ha avuto la passione e il coraggio di appassionarsi alle storie di uomini che hanno avuto i riflettori puntati di loro, o non li hanno avuti per nulla, in ugual misura, traendone quegli insegnamenti che hanno segnato
indelebilmente il suo percorso.
Come dici tu, nel tuo libro:
"QUESTE PERSONE SONO STATE UNA FONTE DI CAMBIAMENTO".

4. Vuoi parlarci di qualche episodio presente anche nel tuo libro?
Le due figure che hai citato sono state importantissime per la mia crescita. Conobbi Pino Masciari nel 2007 e da quel giorno la mia concezione di liberta' divento' completamente diversa. Pino era un imprenditore calabrese che dopo aver denunciato l'ndrangheta fu inserito nel programma di protezione dedicato ai testimoni di giustizia. La sua vita cambio' radicalmente. Venne trasferito al nord insieme alla sua famiglia, sua moglie e i suoi due figli di nemmeno due anni. Quando lo sentii per la prima volta il mio viso si ricopri' di lacrime. Viveva in condizioni di isolamento che neanche un assassino puo' immaginare. Lui e la sua famiglia erano stati isolati dal resto del mondo. Tutto per aver fatto la cosa giusta, denunciare il malaffare.
I suoi figli non possono giocare a pallone con gli amici, non possono andare a mangiare un gelato con i
loro compagni di scuola. Pino e Marisa non possono esercitare le loro professioni sentendosi cosi' inutili.
Da quella conoscenza realizzai quanto sia importante la liberta' giornaliera, quella che ti da la possibilita' anche di compiere i gesti piu' semplici, quelli che i figli di Pino non hanno mai potuto fare. Quando andai nella localita' segreta dove Pino abitava rimasi scioccato. Il motivo lo potrete leggere tra le pagine del mio libro.
La seconda figura importante di quel periodo si chiama Salvatore Borsellino, fratello di Poalo, il giudice
ucciso dalla mafia nel luglio del 1992. Tutti conoscono la vicenda legata a quella pagina di storia recente ma quando si viene a conoscenza di alcuni avvenimenti dalle parole di Salvatore, la nostra visione di quell'istante viene completamente stravolta. Ricordo la prima volta che vidi Salvatore Borsellino, disse:
“Io non sono il vero fratello di Paolo, suo fratello era Giovanni Falcone”. 
Da Salvatore ho imparato la saggezza, la determinazione e la capacita' di incanalare la rabbia in qualcosa di propositivo. Mi ritengo molto fortunato perche' ho incontrato persone divertenti e con un valore aggiunto che mi hanno trasmesso.


Ma il lavoro di Omar è anche dedicato alla riscoperta della propria felicità, con aneddoti simpatici, descritti con una scrittura semplice ma ricca di sentimento, storie che fanno sorridere, così come gli aneddoti che parlano dell’amico Shingo. L’avventura di San Francisco ne è un esempio, ma ve ne sono molte altre. Il parco che ha visitato con gli amici. Le olimpiadi invernali. Il college dove hai imparato l’inglese. Le tue uscite con la bici. Il concerto di Bon Jovi… Alcune le hai raccontate solo a me.

5. Ce ne racconti ancora qualcuna? Le altre le leggeranno comprando il libro…
Voglio lasciare ai lettori il piacere di scoprire gli episodi divertenti descritti nel mio libro. Cio' che vorrei rimarcare e' il fatto di come tutte queste meravigliose esperienze siano arrivate. Sono convito che cio' che abbiamo dentro sia cio' che ci circonda e viceversa. Il mio spirito positivo e la mia gioia sono state in grado di ricreare all'esterno cio' che dentro di me era ormai riuscito a riempire ogni centimetro disponibile. Le vicende, le situazioni, gli incontri, sono stati principalmente creati dalla mia inclinazione di vivere tutto in modo non ossessivo e soprattutto con la capacita' di vedere positivita' in ogni avvenimento. All'interno del libro ci sono momenti di irrefrenabile divertimento e spesso sembrano quasi il copione di una commedia.


In CONCLUSIONE

Un capitolo molto bello è dedicato al concetto di FELICITA’.
Credo che queste pagine debbano essere lette, parlarne non darebbe loro e a Omar che le ha scritte, il
giusto significato. Leggere queste pagine renderà ogni uno di noi più libero.

Grazie Omar.


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