
Ho deciso di parlarvi del San Lorenzo prendendola larga, alla lontana, partendo così dalla sua nascita, dalle sue origini storiche, perchè è la storia a farci vivere, senza di essa non saremmo nulla. Per chi non è a conoscenza dell’enorme scempio che da trent’anni si sta perpetrando lungo i morbidi pendii del Monte San Lorenzo, un colle di mt. 600 circa che sovrasta Maniago, una famosa ditta cementifera sta in questi anni portando avanti una campagna di ampliamento della propria coltura di flysch e calcare, ma prima di entrare in argomento, voglio parlarvi di questi luoghi.
Queste che andrò a raccontare, sono notizie spulciate qua e la in diversi testi pubblicati dal Comune di Maniago e dal Circolo Culturale-Sportivo "Rosa Brustolo" di Fratta. I testi sono: Fratta, origini, storia, cultura Circolo Culturale-Sportivo "Rosa Brustolo" 1991 - Voltapicara, Comune di Maniago 1993. Testi che narrano di storie e leggende, che esplorano con lavoro minuzioso la toponomastica locale, che parlano della storia del nostro paese e di quelli limitrofi, anche con la poesia di poeti locali, che avevano a cuore il loro territorio e la sua storia e quelle usanze che oggi abbiamo dimenticato.
Cenni storici sulla località di Fratta e sul monte San Lorenzo e le sue origini.Fratta è una località distante circa 2 KM dal Centro di Maniago. Dell'origine del toponimo si danno diverse versioni, tutte comunque valide che la fanno derivare ovviamente dal latino "fractus, fracta" per il fatto che era interrotta dal centro di Maniago dall' alveo del Torrente COLVERA, od ancora "Fracta" significa selva abbattuta, luogo appena disboscato. E' sinonimo di boscaglia; si potrebbe anche intendere come "divisa, interrotta, fratta". Luogo appena disboscato, a me non sembra che sul Monte che la sovrasta, questa regola sia ancora in atto, sempre che per boscaglia non si intenda il rimboschimento attuato dalla ditta Zillo!
Passiamo per Maniago per avere un quadro più completo della situazione di quel tempo: com'è noto Maniago affonda le sue origini in secoli lontanissimi, probabilmente in epoca romana. Caelina, la mitica città scomparsa di cui anche Plinio il Vecchio ne parlava nei suoi scritti, verrebbe a trovarsi proprio tra la zona di Maniago Libero e Maniago. Città potentissima e agiata, che aveva instaurato il suo dominio in tutta la pedemontana, situata in un punto strategico che le consentiva di gestire ogni sorta di passaggio, militare, economico, per le sue vie di comunicazione. Città scomparsa nel nulla, così come molte altre della zona, senza lasciare alcuna traccia visibile di sè, senza lasciare alcun documento, se non i pochi passi di Plinio, e i resti oggi ritrovati a fatica, che rafforzano la tesi della sua esistenza in questi luoghi. In seguito Maniago seppe rinascere tant’è che il 12 gennaio 981 l'Imperatore Ottone II, con un diploma datato a Ravenna, conferma alla chiesa Aquileiese i possedimenti della corte di Maniago, del Monte di Maniago, ricordatevi questo nome, la Pieve di San Mauro con sei casali, sei altri casali fra il Cellina, il Rio Storto e la Chiesa di S. Maria detta in Mercadello, con le dipendenze di Maniago Libero, Vivaro, Tesis, Basaldella, Fratta, Poffabro.
La donazione della "CURTIS MANIACI" e della Pieve di S. Mauro doveva avere un significato per il Patriarca Rodoaldo, ma quale? Forse il controllo della strada pedemontana che da Cavolano (Sacile) saliva lungo Pedemonte fino al passaggio del Tagliamento a Pinzano - si ammette l'esistenza di una torre di vedetta o si segnalazione a specchio sull'allineamento Calaresio (Montereale Valcellina) Maniago-Mizza (Cavasso Nuovo) - oppure quella di Gravena e del San Lorenzo?
Intorno al 1000 venne eretto il castello che era feudo di abitanza e palazzo Patriarcale. L' antico castello sorgeva sul Colle degli Olivi; ai suoi piedi si sviluppò in seguito. Il territorio era diviso in due parti: quella che comprendeva Maniago Libero sotto l' Abbazia di Millstadt in Carinzia (1177) e l' altra sotto un gruppo di famiglie di origine e provenienza ignote, che, "consorti" del feudo, si chiamarono " DI MANIAGO " investite alcune di " Feudo di Ministero " ed altre " di abitanza ". Non si fregiavano del titolo di " Dominus " perchè esso apparteneva a chi fosse investito di feudalità.
Opere fortificatorie di notevole importanza vengono fatte nel XII secolo tali da renderlo uno stabile fortilizio, dopo la formazione del grande Feudo Spilimberghese. In epoca Romana è probabile esistesse una torre di osservazione quale sistema di sorveglianza viaria, commerciale, militare, per la via pedemontana che per Sacile, (Guado del Livenza ), Polcenigo, Aviano, Montereale Valcellina, Maniago, portava a Pinzano sul " passo del Tagliamento " per Ragogna ed il Norico. Tre erano le vie codificate per la trasmissione dei segnali, quella che ci riguarda è la seconda. Ve la traduco dal volgare dell'epoca:" di là del Tagliamento per la via della Montagna a Pinzano, Maniago, Conegliano, la via di mezzo..."
Come si vede questa torre era inserita in questo sistema di segnalazione che di notte era fatto con fuochi e di giorno con fumo e bombarde, fin dai tempi più remoti. La collocazione però dobbiamo per forza disconoscerla al Colle del Castello, quindi un monte con tale visuale altro non potrebbe essere che il nostro San Lorenzo, quello che nel documento redatto da Ottone II viene chiamato
" Il Monte di Maniago ". Quindi di noi cittadini!!!Il fatto che il Monte sia difeso a nord dalle alture del Raut, a ovest dal Jouf nonchè dal Fara, ed abbia un' altezza di 737 mt., e a sud e a est da due grossi torrenti (Colvera e Cellina), dovesse essere detterminante perchè su di esso venissero a collocarsi insediamenti umani e a stabilirsi apprestamenti militari di osservazione e di difesa.
Parliamo ora delle vie di comunicazione, che rafforzano la tesi che il Monte di Maniago fosse il San Lorenzo e non il Monte Jouf. Un Monte che da secoli ha dato tanto, e che ora dovrebbe dare ancora di più senza ricevere in cambio nulla.
Maniago con il suo antico maniero, è punto strategico di somma importanza a sorveglianza sin dai tempi più remoti sulla convergenza viaria della pianura ai passi montani e della pedemontana Sacile - Polcenigo - Aviano - Montereale - Maniago - Pinzano al guado sul Tagliamento per Ragogna. E la transalpina per il mondo germanico collocata sull' antica strada che passando ad Est del Monte San Lorenzo dalla località GRAVENA, scavalcando lo spartiacque alla forcella CLAUPA fino a Poffabro, si biforcava per FRISANCO e NAVARONS oppure ANDREIS e BARCIS e portava così nel Bellunese.
Quindi una strada di probabile origine romana che passava per Gravena e la zona già ora interessata alla coltivazione della cava. Ma ho trovato dell'altro, una testimonianza che narra brevemente della località Russoledo. Russoledo avrebbe origine da un insediamento militare. Nei punti in cui la strada andava verso la Claupa, in località " Terre Rosse ", proseguendo verso le " VALS " nel tracciato aperto sulla marna, sulle rocce, solchi profondi lasciati dal passaggio di innumerevoli carriaggi, documentavano l' origine remota di quel persorso, che hanno purtroppo subito le devastazioni e la distruzione nei lavori di sbancamento operati proprio in quel punto storico-strategico del Monte S. Lorenzo per la coltivazione di una cava di Flysch e calcare da parte di una nota industria cementiera insediatasi in quel di Fanna.
Tutto conferma che sul Monte di Maniago, il Monte S. Lorenzo, ci fosse una strada antichissima, probabilmente romana, di cui però oggi restano solo pochi resti, ancora visibili, perchè 30 anni fa qualcuno diede il via alla coltura di questa cava di calcare, forse senza preoccuparsi del lato storico-archeologico di questo Monte e della natura oggi purtroppo sempre più a rischio.
La nascita del San Lorenzo. E qui sconfiniamo nel mito, nella leggenda, che come tutti sanno, ha sempre un fondo di verità, perchè il San Lorenzo, o come lo chiamava l' Imperatore Ottone II della casa di Sassonia, Il Monte di Maniago , è un luogo in cui la storia di un popolo romano-celtico si confonde, dove le leggende confondono la storia, ma dove la realtà di un luogo oggi meraviglioso deve far riflettere a lungo.
Sul Monte S. Lorenzo si presume vi fosse stato un monastero di epoca remotissima, che fu distrutto e rovine di possibili costruzioni esistono seppur in minima parte anche in data odierna. Si potrebbe supporre anche si trattasse dei resti della surricordata torre. La leggenda popolare vuole che i Frati avessero sepolto in quel luogo le tre colonne d' oro che reggevano l' altare ed un globo pure d' oro... la zona è vasta quanto la piazza di Maniago... la "fossa" dovrebbe trovarsi in tal perimetro...
Ma si dice pure che lo stesso monte poggi sulle quattro colonne d' oro, colonne immense dalla portata inimmaginabile, che sosterrebbero il San Lorenzo ogni giorno. Il San Lorenzo come il monte Jouf è forato dai " bùs ", il più famoso è il Bùs da li Anguani lungo la parete ovest del monte San Lorenzo, nel quale sono stati rinvenuti resti di animali tra i quali anche di orso. Le sue abitanti venivano chiamate, e lo sono tutt' ora, Anguani, esseri, narrano le leggende, mostruosi, dalle forme vagamente femminili che in alcuni giorni della settimana, martedì e venerdì o mercoledì e venerdì, si trasformavano in capra.
Esse sono le custodi del Monte di Maniago, il San Lorenzo è la loro casa, il loro territorio, noi siamo degli ospiti e tali ci dobbiamo ritenere quando la domenica saliamo a visitare la chiesetta. Nelle sue grotte, nei " bùs ", frati e anguani si danno il cambio per custodire l' entrata alle colonne, servizievoli nei confronti di chi li protegge, di chi li ha nascosti agli occhi dei curiosi, degli invasori. L' entrata dovrebbe essere in un luogo inaccessibile ai più, ma visibile, che i frati percorsero quando si videro costretti a fuggire dopo la distruzione del monastero in epoca remotissima. Ora i loro discendenti vivono in quegli anfratti bui, celati a noi tutti, controllando l' andamento ed il flusso dei visitatori, facendo buona guardia alle colonne portanti del monte e al globo d' oro, che si presume essere il cuore del monte stesso, mentre le anguani controllano i boschi, il corso del torrente Colvera, la montagna ed i suoi sentieri dai colori sfavillanti nei mesi autunnali.
Tutti al servizio di un paesaggio naturalistico senza eguali, dove realtà e sogno si confondono proiettando l' individuo-visitatore all' interno di un mondo magico, dove leggende e miti si rincorrono in un cerchio senza fine, dove, a volte, si rischia di cadere restando confusi, entusiasti, avvolti dalle storie che abbagliano. Ma dove solo la realtà in ultimo regna padrona, una realtà messa in pericolo dall' avanzata di una cava di flish e calcare, e dalle mine che senza remissione dei propri peccati spazzeranno via tutto come farebbe un colpo di spugna su un piano di marmo.
Che qualcuno stia cercando proprio quelle tre colonne d' oro ed il globo?
Prima di giungere in croce, si incontra la chiesetta, arcaica costruzione che nasconde le proprie origine in un tempo remoto, addirittura risalente a prima della nascita della nostra chiesa di San Mauro, 981 d.C. Un' antica chiesa che dall' alto guarda lo sfacello che ai suoi piedi si sta compiendo, sasso dopo sasso, esplosione dopo esplosione; lentamente ma con estenuante costanza coloro che mangiano per soldi il San Lorenzo non conosco la storia di questo nostro monte che stanno decapitando.
Il monte San Lorenzo, narra la leggenda, poggia su di quattro colonne d' oro, e sul monte, diceva qualcuno, c'era un monastero che fu distrutto e i frati nascosero qualcosa scavando una fossa grande quanto la piazza di Maniago. Il San Lorenzo è forato da molte grotte (bùs) dove trovarono rifugio persone di cui ignoriamo la provenienza e la stirpe. Questi abitanti delle grotte, entrarono ad un certo punto in contatto con gli abitanti dei paesi di Maniago e delle frazioni di Fratta o di Russulei, assumendo ai loro occhi connotati a volte mostruosi. Nelle leggende che ora hanno smarrito l' esistenza delle salvadis, rimangono però le mitiche figure delle anguani, la cui dimora si trovava non solo in questi luoghi e lungo il corso del torrente Colvera, ma soprattutto lungo i pendii del monte Jouf e del nostro San Lorenzo. Ma anche più lontano, verso la borgata di Forcella, sopra Cavasso ad est, quindi un' intera area storica e naturalistica da proteggere, dove le leggende vivono ancora.
Delle anguani è sparito presso ché il ricordo nel paese di Maniago, mentre si può ancora riscontrare il loro ricordo nei racconti degli abitanti delle Colvere. Le anguani erano tre giorni fate e tre giorni esseri misteriosi, una caratteristica che potevano sfruttare a loro piacimento. Si raccontava ai bambini di non avventurarsi da soli lungo i corsi d' acqua di quelle zone, perchè era li che venivano avvistate il più delle volte. Una delle trasformazione più comuni che narrano le leggende, era la trasformazione da anguana in capra, ma solo le gambe, e solo il martedì e venerdì o il mercoledì e venerdì. Meno comune la metamorfosi anguana salamandra.
Una leggenda a riguardo racconta che un cacciatore andato per i boschi della Claupa, aveva notato una salamandra molto grossa che aspettava i piccoli, l' aveva messa di lato perchè nessuno la calpestasse, e se n' era andato. Qualche tempo dopo l' hà rivista, ma era una anguana che gli disse che lui era stato buono con lei e che se fosse andato in un certo posto, avrebbe trovato fortuna, e lui obbedendo trovò selvaggina grossa. Quindi, esseri mostruosi dal cuore grande con chi sa dare amore.
Forse chi sta scavando vuole solo ritrovare la fossa nella quale i frati nascosero qualcosa, forse un tesoro che loro ritengono d' importanza capitale. Il monte però saprà nascondere ciò che uomini nell' antichità, nelle leggende, all' interno di un mondo arcaico dai colori sfavillanti nel quale nessuno potrà tornare, hanno nascosto. Frati e anguani hanno lavorato insieme indirettamente per costruire un paesaggio, un territorio senza eguali sotto ogni punto di vista, che ora vogliono sottrarci e che noi non gli lasceremo tanto facilmente.
E chissà che trovate le fondamenta delle colonne d' oro, quel monte stesso non si vendichi tramite i suoi abitanti, le anguani, che ancora oggi vagano tra i sentieri e i pendii di quel mondo che stiamo perdendo.
La chiesa di S. Lorenzo in Monte è ricordata già in un testamento di Benvenuta vedova di Odorico q. Fochero di Maniago del 30 Marzo 1291 ed ancora allora definita " antiquissima ".Fino al principio del XV secolo fu custodita da un eremita " deputato alla custodia ".
E' una chiesetta ad aula allungata, di fattura assai semplice ma suggestiva, con un tozzo campaniletto a vela sulla facciata. Ad essa appartengono una statuetta lignea di S. Lorenzo, ultimo resto di quell' ancona che Marco di Bartolomeo da S. Vito intagliò nel 1526 e che nel 1584 già doveva trovarsi in non buone condizioni se monsignor Nores, in visita pastorale, ne ordinò il restauro.Nel 1620 si decise di passare le figure e nel 1625 di rinfrescarle e aggiustare la mano sinistra di S. Lorenzo. Da notare ancora la statua in pietra di S. Lorenzo che Sebastiano Leschiutta scolpì nel 1824.
Consiglio ora per concludere due poesie scritte negli anni in cui la ZILLO prese possesso del Monte di Maniago. Due poesie che parlano di Fratta e delle preghiere fatte al Santo per salvare questo Monte. Avrei potuto scrivere qualche cosa di mio, avrei potuto parlarvi delle Anguani del Colvera, del Bùs da li Anguani o di Spiramonte, della sua storia, fuggiasco dell' esercito napoleonico, dei frati e del monastero scomparso, distrutto forse in un tempo remoto da un terremoto. Di molte altre storie e leggende del luogo, perchè il San Lorenzo è sempre stato luogo di apparizioni, di fiabe, di vita contadina, di tradizioni popolari che gli eventi e la tecnologia hanno aiutato ad accantonare.
Qui, ora, mi sembrava giusto suggerirvi ciò che poeti locali: Dante Massaro e Mario Milanese molti anni fa avevano denunciato, senza però essere ascoltati. Letture delle poesie che si possono rintracciare nel libro: Fratta, origini, storia, cultura. I titoli sono: Fratta Mario Milanese - Il Monte San Lorenzo Dante Massaro.
Un ultimo appello prima di salutarvi.
Il Monte San Lorenzo, come avete visto, è il Monte di Maniago, il monte di tutti i cittadini. La storia dovrebbe insegnarci molto, la storia è il nostro futuro, la storia siamo noi. Lasciate che sia Crono a distruggere tutto, lo fa da sempre, nei secoli; plasma e modella a suo piacimento ogni cosa e forma, per un suo piacere. Ma l' uomo nei millenni, da sempre, ha voluto superare gli dei, sconvolgendo ciò che lo circonda senza capirne a volte le conseguenze.
Lasciate a Crono questo lavoro indecoroso, noi siamo solo di passaggio in questo mondo, e non meritiamo un onere così gravoso.
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