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sabato 31 gennaio 2009

Dov'è la verità


Vi siete mai chiesti se l'11 settembre qualcuno non abbia organizzato un complotto globale? Ci sono video di ore su you tube, qui ne potete vedere qualcuno. Vi spiegheranno alcune cose importanti, vi faranno nascere dubbi che forse non vi siete mai posti prima. Se proseguiamo a credere a tutto ciò che ci fanno credere, allora saremo probabilmente dei complici. Di chi? Non spetta a me dirlo, non spetta a me giudicare, anche se ho qualche, molti, sospetti in merito. I vostri quali sono? La vostra posizione qual'è?

Ditelo qui sotto. Vi aspetto.

giovedì 29 gennaio 2009

Incontro con Giusy Shane



Ho conosciuto Giusy per caso, come spesso accade per molti personaggi del nostro paese, famosi e non, che purtroppo non vengono valorizzati abbastanza dalla stessa comunità. Questo spesso accade perché la vita di ogni giorno è stressata da impegni lavorativi e corse contro il tempo, che non ci permettono di rendere omaggio e valore a chi, anche molto giovane, cerca di crearsi uno spazio crescendo in mezzo a noi, a questa giungla intricata nella quale siamo entrati, ci siamo persi, e dalla quale solo la buona musica potrebbe riportarci indietro, verso un momento di pace e tranquillità, lontani dal mondo caotico di ogni giorno.
La sua voce leggera, ascoltata nei demo del suo spazio web su myspace, e le sue canzoni, mi sono immediatamente piaciute, e ho deciso di raccontarvi chi è Giusy Shane. Io non la conoscevo, ma con voi ora impareremo a conoscerla perché si tratta di una ragazza dalle grandi potenzialità che in giro per l’ Italia ha avuto modo di farsi notare.
Giusy Shane nasce a Maniago nell’86, nella provincia di Pordenone. Manifesta fin da piccola la passione per il canto, dove canta nel coro della chiesa. Negli anni arricchisce notevolmente la propria tecnica vocale sviluppando questa grande passione, e partecipando così a diversi concorsi nazionali e internazionali. Studiando trasversalmente vari generi musicali, si specializza in “voice craft”. In seguito inizia a scrivere testi e musiche di molti brani, interpretando i testi sia in inglese che in italiano. La sua musica di riferimento fa parte del mondo degli anni ’50, ’60, ’70 e parte degli ’80, musica straniera di vario genere: soul, R 'n' B, jazz, black...ma anche dance, house...e le grandi voci di riferimento pop come Mariah Carey o Whitney Houston.
Nel 2004 conosce Julian Miglio, arrangiatore di Brescia, con il quale instaurerà un rapporto professionale finalizzato al lancio del suo primo album da solista. Qualche tempo dopo conosce Mimma Leone, autrice e musicista di Lecce che le propone molti dei brani scritti e composti da lei stessa che saranno inseriti nel medesimo album di lancio. Vengono intanto registrati in versione demo i pezzi “Il gioco dei giganti”, “ Exploring the passion”, “Non è” e “Something more”, messi in onda varie volte da diverse emittenti radiofoniche italiane.
Nel maggio del 2006 Giusy viene intervistata da Paola De Simone, giornalista di Radio Inblu. L’unico singolo lanciato con la collaborazione di Julian è “Un Angelo”, che nel gennaio 2007 viene scelto per essere inserito nell’ambito di un evento, in provincia di Lecce, in ricordo delle vittime delle strada. L’evento è stato promosso e diffuso da varie testate giornalistiche. Sfortunatamente, in questo periodo il rapporto professionale nato con Julian si interrompe ma il lavoro per preparare l’album di debutto va avanti e Giusy continua a lavorarci con Mimma Leone, oggi anche sua Manager.
Tutte le canzoni in inglese ('Exploring the passion', 'Something more' e tante altre...) sono state interamente scritte da Giusy stessa, mentre le canzoni in italiano ('Il gioco dei giganti', 'Non è', ' Un Angelo' e altre...), sono state interamente composte da Mimma Leone (anche manager). Varie emittenti radiofoniche italiane hanno gia trasmesso varie volte questi pezzi.
Il 2007 è un anno pieno di novità, Giusy lavora con la Digital Project, di Manuel Bozza; insieme collaborano ad un singolo, “Here”, che uscirà nell’ottobre dello stesso anno all’interno dell’album “Background”, per la Clubland Records Germany. Nello stesso mese ‘Here’ viene inserita all’interno di due compilations ‘Chill Out Lover Vol. 5’ e ‘Before Sunset Vol. 2’.
Nel frattempo Giusy e Mimma collaborano anche con Riccardo Eterno, arrangiatore di Bologna, per la realizzazione di una prima versione delle canzoni “Stronger” e “Niente di te”. Giusy è anche l’interprete del nuovo inno ufficiale di RadioElle, scritto interamente da Mimma Leone e arrangiato da Gianluigi Oliva.

L’attesissimo album di debutto è in lavorazione e si tratterà di un album di ben 10 pezzi inediti scritti da Giusy stessa e da Mimma, caratterizzati da uno stile particolare, misto tra sonorità moderne e un po’ retrò.

Se volete avere ulteriori informazioni su Giusy, potete visitare i suoi mondi sul web, e ascoltare così alcuni brani inediti del nuovo disco.
www.myspace.com/giusyshane




Chi invece desiderasse contattare Giusy può scrivere a Giusy via e-mail

giusy.shane@hotmail.it

Infine cliccando qui potrete scaricare il file audio dell’ intervista a Giusy Shane


Giusy ha avuto modo di farsi conoscere al grande pubblico molte volte in radio negli ultimi mesi, qui vi forniamo un elenco parziale di alcuni suoi ultimi interventi:
Venerdì 6 Giugno ore 12.20 a bari su radio RTSore 14 sulla web radio diffusione http://www.radiodiffusione.com/

alle ore 15 sulla web radio di parma radio unydea http://www.radiounydea.it/

alle ore 15 a crotone sui 91.300 di radio l’isola che non c’e’

alle ore 16.15 in polesine su radio diva fm http://www.radiodiva.it/

alle ore 17.15 a civitavecchia su radio stella citta’ http://www.radiostellacitta.com/

alle ore 19 ad acerenza di potenza su radio new sound http://www.radionewsound.com/

alle ore 19 sulla web radio futura liberty http://radiofutura.altervista.org/

alle ore 19 sui 98.7 radio LA2 nella contea di devon nel regno unito.
Sabato 7 Giugno alle ore 15 sul gargano su onda radio http://www.ondaradio.info/

Domenica 8 Giugno dalle ore 12 alle 14 a palermo sui 91.600 di radio azzurra network www.myspace.com/radioazzurranetwork
Venerdi’ 13 giugno alle ore 13 a torino sui 99.900 di radio blitz torino http://www.radioblitztorino.net/

sabato 24 gennaio 2009

La forza dentro


La Forza Dentro di Max Calderan


Edito dalla Biblioteca dell’ Immagine

Recensione di Emiliano Grisostolo

Come in ogni bella favola che finisce bene, La Forza Dentro ti regala quell’aspettativa che ti aspetti da un libro come questo. Di quale genere sia il lavoro di Max Calderan è facile capirlo, una sorta di autobiografia filosofica, spero di non sbagliarmi nel definire in questo modo il risultato di tanta fatica.
Già, perché Max non è solo uno scrittore in cui la filosofia di vita la fa da padrona, è innanzi tutto un estremo. Cosa è un estremo? Per capirlo, per comprendere il significato di questa parola dal punto di vista di Max, probabilmente dal vero punto di vista esistente, dovrete leggervi La Forza Dentro edito dalla Biblioteca dell’ Immagine. Ma posso avanzare una risposta anche se breve e non esauriente. Estremo è colui che cerca la libertà, che lotta per trovarla, che affronta scelte di vita apparentemente ai margini della normalità quotidiana.
Estremo è colui che pur sopravvivendo in un deserto a 56° gradi in piena estate, torna per concludere un percorso iniziato a 7 anni su di un foglio di carta con una matita. Estremo è colui che nel 2010 riuscirà a trovare quella libertà che per una vita lo ha attirato nel nulla, portandolo così nell’ EMPTY QUARTER, il Vuoto Assoluto, un deserto da 1400 km di lunghezza, la mezza luna d’ oriente. Estremo è colui che ne uscirà dopo 40 giorno, affaticato, affamato, forse disidratato, ma sicuramente ne uscirà vincitore come coloro che per un’ esistenza hanno rincorso un sogno contro tutto e tutti. E in fine c’é l’ hanno fatta.
La Forza Dentro è qualcosa che non si può raccontare una seconda volta, bisogna leggerla la storia di Max, il suo pensiero è nelle sue parole, riportarle nuovamente non avrebbe senso, non potrebbe trasmettervi nulla perché non è così che funziona. Il mio voto è positivo, ma è il voto di un semplice lettore, recensore, scrittore, sportivo, che come Max Calderan cerca nella propria esistenza un perché, una meta, un obiettivo da raggiungere. Un lettore come voi che cercate nel Vostro Vuoto Assoluto la Vostra libertà con il Vostro sudore, la Vostra fatica.
Non ha importanza come, o cosa, l’importante è inseguire il sogno, e realizzarlo, così ci invita Max a seguirlo nella sua avventura iniziata a 7 anni. Il suo invito è anche il mio. Inseguite il vostro sogno, trovatelo, ne avrete sicuramente uno. Riflessione e pensiero, filosofia di vita e di pensiero, fatica fisica e mentale, concentrazione. Tutto questo è La Forza Dentro di Max Calderan, un libro troppo complesso nella sua apparente facilità per essere spiegato agevolmente, e non ve ne è il senso, perché solo lui sa spiegare ciò che anche l’ Islam gli ha insegnato.Veloce da leggere, facile da leggere, semplice da leggere, ma riflessivo, ironico alle volte, ma lucido e realistico.
Non mancate di avere nella vostra libreria La Forza Dentro di Max Calderan, mi prendo la responsabilità di consigliarvelo ardentemente, e sono sicuro di non sbagliare quando dico che per me si tratta di uno dei migliori libri che ho letto per il messaggio in esso contenuto.

sabato 17 gennaio 2009


INCONTRO CON MAX CALDERAN

Max Calderan vive a Pordenone, in molti forse non lo conoscono ma impareranno a farlo qui, ora, con le sue risposte. E per chi ne uscirà ancora più incuriosito, per lui c’ è già pronto un libro scritto da Max, La forza dentro, edito dalla Biblioteca dell’ Immagine di Pordenone, che presto recensirò su queste pagine on line.
Qualche giorno fa avete letto un comunicato stampa riguardante l’ultima impresa del nostro amico Max Calderan, maratoneta estremo, atleta estremo Red Bull, nostro semplice vicino di casa che ha imparato negli anni con la fatica ed il sudore a guardare oltre, lontano, ricercando quel limite che un tempo non era affatto tale. Un luogo dove l’uomo può perdersi, un posto dove Max ritrova se stesso e nel quale invita tutti voi a seguirlo.
Oggi martedì 30 settembre era presente alla trasmissione di Tele4 di Trieste, Il baule dei tempi, intervistato dall’ amica giornalista Viviana Facchinetti. Ma chi invece volesse cercare altre sue notizie può farlo andando sul suo sito personale alla pagine web http://www.maxcalderan.com/
Infine per chi si fosse perso il servizio al TG5 di martedì 17 settembre ore 13, eccovi il link di You Tube: http://it.youtube.com/watch?v=B5fiRsCj2w4

Intervista di Emiliano Grisostolo

1) Ciao Max, molta gente ancora non ti conosce, parlaci allora un po’ di te a grandi linee. Come sei arrivato ad essere un atleta estremo Red Bull? Quale il percorso?
La normalità è quello che faccio ma oggi l’ uomo considera estremo tutto ciò che 200000 anni fa compiva quotidianamente per poter sopravvivere. Nitente percorsi se credi in Dio, tutto arriva con la fede.
2) Quando hai scelto il deserto come tuo obiettivo principale, in cui cercare quella “libertà” che tutti noi cerchiamo in un modo o nell’ altro?
A 7 anni dopo la lettura di un enciclopedia che parlava di un deserto impossibile da attraversare anche per i beduini in Arabia Saudita.
3) Con il “Criss Cross” sono 4 le I° Mondiali che hai portato a termine. Raccontaci un aneddoto. Ci sono stati momenti in cui avresti preferito essere a casa, o la tua contrazione è così profonda che non ti “permette” di pensare ad altro che alla sfida che stai compiendo?
Tempo e spazio non esistono in quei momenti viaggio in un'altra dimensione. Molto spirituale. E’ l’ unico modo per poter uscire vivo laddove anche un cammello morirebbe.
Ci sono molti momenti quando sono in Italia in cui vorrei essere a casa ( il deserto). Ogni tanto raccolgo uno scorpione, lo tengo in mano per chilometri imparando da lui.
4) Come avviene la scelta del luogo da attraversare? In base a quali criteri scegli appunto un deserto da un altro? Ci sono luoghi che si sono rivelati al di sopra delle tue aspettative in cui hai rischiato la vita?
La scelta arriva da Dio che mi indica in modo chiaro dove indirizzare la mia sofferenza e dove ricercare la mia umiliazione continua di fronte a qualcosa di molto più grande di tutti noi. La vita si rischia qui, in mezzo alla gente dove se non stai attento ti sbranano se solo sfiori i confini delle regole, laggiù l’ unica regola è “credere”.
5) Il libro “La forza dentro” come e dove nasce? Parlaci un po’ di questo tuo nuovo lavoro, probabilmente il primo di una fortunata serie. Molti erroneamente pensano che uno sportivo non possa anche essere uno scrittore, e che quindi non sia egli a scrivere il testo. Nel tuo caso come è nato il lavoro?
Max Calderan non è uno sportivo. E’ un estremo vero. Di quelli che, come dicono le università, la scienza non spiega come mai non muoia in un deserto, senza medico, completamente solo, con poca acqua, poco cibo, senza satellitare, magari in piena estate a quasi 60 gradi.................... Non seguo assolutamente regole della medicina sportiva ( es. non mangio pane e pasta e non assumo barrette o Sali minerali) quindi le mie imprese impossibili sono il mezzo per poter comunicare qualcosa che non è gesto atletico ma… riflessioni sul potenziale enorme dell’ essere umano ormai sopito da una vita piena di condizionamenti, uno di questi condizionamenti mentali è: “ Molti pensano che uno sportivo non possa anche essere uno scrittore, e che quindi non sia egli a scrivere il testo” .

6) Personalmente so cosa vuol dire non essere riconosciuti dalla gente del proprio paese, spesso oltre confine le cose cambiano. Nel tuo caso, le persone e i media come ti stanno accogliendo? Credi che gli sport estremi fatichino a fare parte della nostra cultura, e che quindi molti atleti del tuo calibro non possono avere lo stesso spazio di persone di media rilevanza famose in altri campi?
Dopo tre TG5, Rai, La7, SKY, AL JAZEERA, e TV satellitari varie, cioè Pordenone visibile in Italia e nel mondo non solo per Una bomber, ti aspetti che almeno chi ti rappresenta da un punto di vista istituzionale almeno ti saluti per strada. Per educazione e rispetto. Fino a quando invidia ed arroganza vivono proprio accanto alle persone a noi più vicine, il mondo non cambia. Lo spazio sui media non è come si pensa legato solo ai soldi che muove un personaggio. Ma al pericolo che il personaggio possa muovere le coscienze in una direzione che si scontra con un sistema.
7) Ci puoi gentilmente raccontare una tua giornata tipo di allenamento, e in quali posti preferisci allenarti? I Magredi ed il Cellina sono ottimi immagino come punto di partenza e stimolo per le tue imprese.
Tra mezzanotte e le sei del mattino, Magredi o pedemontata o montangna. Salite tante. Qualunque sia la condizione climatica. La notte da solo nei boschi e sui sentieri senza portarmi cibo e acqua è un ottima preparazione! Tre ore di sonno al giorno più tre quattro microcicli da 7 minuti. Il resto pensiero.
8) Obiettivi e programmi per il prossimo futuro? Anche letterari.
1001 KM in Oman “ La Mezzaluna d’ oriente a gennaio 09. tenterò una non stop di circa 200 ore.....
Poi.Top Secret!
Nella comunicazione tanti incontri con le persone per dire: Hey! Tu. Ma lo sai che dentro di te c’è “una forza dentro” che se solo, ne sei consapevole ti cambia la vita e il mondo? Tirala fuori!!!
Nello scrivere è già in cantiere un progetto che parla di un mio idolo Gesù.

Grazie Max, sei stato veramente gentile. Ti auguro un grosso in bocca al lupo, alla prossima.

mercoledì 14 gennaio 2009

Intervista al dott Pietro MONTRONE di Emiliano Grisostolo


Il “personaggio” presentato in questa pagina è davvero speciale. Ho avuto l’onore di poterlo avere al mio fianco nel novembre del 2006 durante la presentazione del mio romanzo “Il grande burattinaio”, come figura professionale la quale poteva discutere dei problemi trattati in esso, dal punto di vista giuridico. Il suo lavoro lo ha portato ad essere presente nel web e nei giornali, lo ha reso – nonostante la sua riservatezza – una delle persone più in vista nel suo settore. Un lavoro quello del dottor Pietro Montrone, PM della Dda di Trieste, molto importante, un compito il suo che lo porta spesso a correre sul filo del rasoio per ovvi motivi di tempo delle indagini, burocrazia spesso resa molto complicata, molti dettagli da vagliare e valutare con estrema attenzione. Un compito quello di uno dei più conosciuti Pubblici Ministeri del nord est Italia davvero speciale e importante, dove solo la professionalità accumulata negli anni può aiutare nei momenti più duri e difficili di un provvedimento.
Per chi ancora non lo conoscesse, possiamo dire che il gentilissimo sostituto procuratore della Repubblica di Trieste dottor Pietro Montrone è stato per molti anni uno dei diretti responsabili del caso Unabomber, e ha svolto tra le altre alcune importanti indagini su trafficanti di neonati che hanno coinvolto non solo le città più importanti del nord Italia, ma anche il Friuli.
Benvenuto dottor Montrone, per chi ancora non ha avuto modo di conoscerla nei vari articoli apparsi in questi anni, ci racconti gentilmente quale è stato il percorso formativo che ha seguito e che l’ ha condotta ad essere uno dei PM più in luce del nord est. Quali sono i compiti da lei svolti come sostituto procuratore della Repubblica di Trieste?
Dopo aver superato il concorso in Magistratura, nel 1987 ed aver compiuto il tirocinio qui a Trieste, nell'89 ho ricoperto l'incarico di Pretore Penale a Castrovillari (CS); quindi, dal '91 al 96, ho svolto le funzioni di Sostituto Procuratore della Rep. presso la Pretura Circondariale di Venezia, per trasferirmi a Pordenone, quale Sostituto Procuratore presso quel Tribunale, dove sono rimasto fino alla fine del 2002, stabilendomi successivamente a Trieste, presso la Procura Distrettuale. Nel mio "peregrinare", mi sono occupato di quasi tutti i tipi di reati -peraltro vivendo le fin troppe riforme, che si sono susseguite in modo non sempre organico ed efficace, nel settore penale- a Venezia, impegandomi soprattutto in materia ambientale ed antinfortunistica; a Pordenone, in quella dei delitti economici e le bancarotte; quindi a Trieste, entrando nella D.D.A. e nel gruppo dei reati contro la Migrazione Illegale, occupandomi in special modo di traffico di sostanze stupefacenti e di immigrazione clandestina.

Sono certo che molti lettori hanno avuto modo di leggere gli articoli specifici e ascoltare alcuni servizi ai tg, ma per tutti coloro che non ne hanno sentito parlare, ci può raccontare nello specifico del caso dei trafficanti di neonati, che dalla Bulgaria passava per Milano e Melzo, allargandosi in qualche misura sino al Friuli.
Si tratta di un indagine iniziata nel 2004 con la Squadra Mobile della Questura di Pordenone che, ha permesso di fare luce su di una organizzazione transanazionale dedita alla vendita di neonati bulgari. Il sodalizio criminale era composto in massima parte di zingari di etnia rom, dimoranti in Bulgaria, che avevano il compito di reclutare in quello Stato delle donne nomadi -o, comunque, in condizioni socioeconomiche estremamente disagiate- in stato di gravidanza, convincendole a trasferirsi in Italia per il parto e a rinunciare al riconoscimento del proprio neonato. In Italia, vi era un gruppo di "intermediari" -sempre riconducibili all'etnia citata, anche se ormai stanziali nel nostro Paese- con il compito di "aggangiare" coppie interessate all'acquisto del nascituro (per un prezzo oscillante tra i 5.000 e i 15.000 euro; i maschi costavano di più....) ed di ricoverare le donne gravide in una struttura ospedaliera pubblica della Lombardia. Le donne venivano quindi accompagnate in Italia da emissari dell'associazione criminale e fatte partorire in ospedale; alla nascita, il falso padre "acquirente", d'intesa con la madre naturale, dichiarava all'ufficiale di stato civile competetente di essere il genitore naturale del bimbo e il "gioco" era fatto. Dunque, non un turpe mercato finalizzato a sfruttamenti sessuali o ad altro tipo di immorale mercimonio, ma, comunque, un illecito "supermarket" di neonati a scopo di irregolari adozioni. Grazie alle intercettazioni telefoniche -per inciso, prezioso ed irrinunciabile strumento investigativo, che oggi si vorrebbe, da parte del Governo in carica, assolutamente "depotenziare", con conseguente netto indebolimento del potere indagatorio dei PP.MM.- si individuavano ben 8 componenti del sodalizio e si ricostruivano almeno 3 compravendite certe di neonati, una della quali -riguardante un abitante del pordenonese- veniva bloccata grazie agli arresti, eseguiti su richiesta della DDA di Trieste. Il procedimento è successivamente stato trasferito a Milano, per competenza territoriale, dove sono state emesse severe sentenze di condanna per tutti gli imputati, da noi originariamente identificati.

Nel 2005 il Piccolo, storico giornale di Trieste, riportava un articolo che ho ritrovato sul web, in cui si parlava di creme prodotte con la placenta di giovani donne che avevano appena partorito, da parte di alcune figure professionali del settore. Ci può raccontare qualcosa di più su questo caso. Com’è finita l’ intera vicenda? Ci sono ancora strascichi giudiziari pendenti? Le ricerche sono invece in continuo movimento? Avete scoperto analogie, collegamenti, con una possibile tratta di organi di cui si parla spesso intendendo l’ argomento una “leggenda metropolitana”?
L'indagine in questione ha riguardato un illecito commercio di prodotti omeopatici, a base di placenta umana, che veniva fornita da alcune puerpere triestine alla loro ostetrica, la quale, col concorso di due farmacisti di questa città, provvede ad inviare il materiale placentale e l'ordinativo ad una ditta farmaceutica tedesca, che realizzava dei granuli da assumere per migliorare (a detta degli indagati), la produzione di latte delle neo-mamme. Il profilo di rilevanza penale del caso in esame, quindi, è risultato affatto estraneo all'enormemente più grave materia della cd. "tratta di organi", poichè, nella fattispecie, si è accertata la sola violazione di disposizioni ministeriali che vietano, per ragioni di sicurezza sanitaria (pericoli di possibili trasmissioni di malattie genetiche ed altro), la commercializzazione e l'utilizzo di prodotti a base di placenta umana. Quanto all'esito del procedimento, il provvedimento clemenziale di Mastella ha "indultato" ostetrica e farmacisti, nel frattempo condannati.
Qual’è eventualmente il suo punto di vista in questa direzione. Crede che questa leggenda abbia un fondo di verità com’è usanza essere presente in tutte le leggende, oppure è solo e semplicemente una storia fantastica? Qual’è a suo avviso la situazione attuale italiana? Mi lasci dire una cosa. Sul web ho avuto modo di trovare molti articoli riguardanti questo triste argomento. Alcuni appaiono così lontani da una possibile verità, da sembrare sostanzialmente delle storie, dei racconti. Ma leggendoli meglio, mi sono accorto che ve ne sono a centinaia, e in un modo o nell’altro tutti riportano il problema alla luce in diversi paesi del mondo. Dalla Nigeria, dove ospedali vengono trasformati in fabbriche in cui far partorire giovani donne a cui rubare il neonato per venderlo, o per avviarlo all’ esecuzione di esperimenti. Passando per l’Ucraina dove da questi ospedali escono solo bambini a pezzi, in quanto i loro organi vengono incrociaci con le domande e se ritenuti compatibili, espiantati e venduti. Giungendo in Cina dove centinaia e centinaia di bambini vengono venduti per essere avviati alla prostituzione, venduti a coppie internazionali, avviati ai lavori forzati. Per finire in Europa dove solo pochi giorni fa un bambino veniva venduto su internet da una coppia che non poteva mantenerlo. E forse questo è il caso meno eclatante fra tutti quelli in elenco e moltissimi altri che non ho riportato.
Ovviamente, se il riferimento è a ciò che avviene nel Mondo intero -o meglio, ciò di cui veniamo a sapere, per mezzo dei più disparati mezzi informativi- direiche spesso, se non quasi sempre, la cruda realtà supera la fantasia e, quindi, sarei chiaramente propenso a rispondere positivamente in ordine al concreto verificarsi dei delitti più turpi ai danni di minori. Se però mi si chiede -come penso- una valutazione con specifico riferimento alla realtà italiana e a quella -che chiaramente conosco meglio- regionale, allora le dico che certamente ci sono state e ci sono tuttora indagini avviate in base a ipotesi investigative che, partendo ad esempio da concreti episodi di denunce di scomparsa di minori -soprattutto immigrati extracomunitari- non escludono un possibile "scopo finale" di commercio d'organi. Tuttavia, certezze processuali su questo, finora non si sono avute.
Se mi permette vorrei toccare forse un altro tasto dolente, uno di quegli argomenti che forse preferirebbe non avvicinare al momento, quindi ci racconti pure quello che può. Il caso Una bomber, che per molti è qualcosa di astratto, di talmente vicino al Friuli, così dentro al nostro territorio, da apparire lontano allo stesso tempo. Mi spiego. Come in tutti i casi di violenza che accadono dietro l’angolo di casa, in questo caso specifico volto alla mutilazione e non all’uccisione della vittima casuale, non riteniamo il caso così importante da averne realmente paura, pensando che in un modo o nell’altro il dramma accadrà ad altri e mai a noi. I tg ne hanno parlato a livello nazionale, gli anni sono trascorsi, forse in parte gli articoli o i servizi hanno in parte manipolato la realtà dei fatti, influenzando o rendendo ancora più difficile il suo compito e quello dei suoi colleghi. Qual è ora la sua posizione in merito, il suo compito? La posizione di eventuali indiziati? L’ idea che si è fatto di tutta questa storia non ancora conclusasi, che purtroppo non è un romanzo. Non mi occupo più del cd. caso "unabomber" -per motivi strettamente personali- dal gennaio di quest'anno. Trattandosi peraltro di un procedimento penale tuttora aperto -ed anzi,che ha generato un altro procedimento altrettando complesso e delicato a Venezia, attualmente pendente, a carico di un ispettore di polizia e noto consulente dell'accusa nel procedimento contro Elvo ZORNITTA, accusato di aver alterato un importante reperto, per "incastrare" il predetto ZORNITTA)- non posso esprimere opinioni a riguardo; se non dolermi del fatto che la serietà e bontà dell'investigazione -che, pur tra mille difficoltà e traversie, stava faticosamente dando delle risposte promettenti- sia stata colpita duramente da un così grave e irrimediabile inquinamento probatorio.
Gentile dottor Montrone, la ringrazio per avermi nuovamente concesso la sua indispensabile collaborazione. Sono sicuro che questo incontro riscuoterà parecchi consensi e spero che molti nostri lettori possano in qualche modo imparare qualche cosa di più del vostro lavoro di Magistrati.
Ringrazio lei per avermi, per un po', distolto dai miei fascicoli quotidiani e, sperando che le miei risposte le siano di una qualche utilità, cordialmente, la saluto.

Salviamo Il Monte San Lorenzo


Ho deciso di parlarvi del San Lorenzo prendendola larga, alla lontana, partendo così dalla sua nascita, dalle sue origini storiche, perchè è la storia a farci vivere, senza di essa non saremmo nulla. Per chi non è a conoscenza dell’enorme scempio che da trent’anni si sta perpetrando lungo i morbidi pendii del Monte San Lorenzo, un colle di mt. 600 circa che sovrasta Maniago, una famosa ditta cementifera sta in questi anni portando avanti una campagna di ampliamento della propria coltura di flysch e calcare, ma prima di entrare in argomento, voglio parlarvi di questi luoghi.
Queste che andrò a raccontare, sono notizie spulciate qua e la in diversi testi pubblicati dal Comune di Maniago e dal Circolo Culturale-Sportivo "Rosa Brustolo" di Fratta. I testi sono: Fratta, origini, storia, cultura Circolo Culturale-Sportivo "Rosa Brustolo" 1991 - Voltapicara, Comune di Maniago 1993. Testi che narrano di storie e leggende, che esplorano con lavoro minuzioso la toponomastica locale, che parlano della storia del nostro paese e di quelli limitrofi, anche con la poesia di poeti locali, che avevano a cuore il loro territorio e la sua storia e quelle usanze che oggi abbiamo dimenticato.
Cenni storici sulla località di Fratta e sul monte San Lorenzo e le sue origini.Fratta è una località distante circa 2 KM dal Centro di Maniago. Dell'origine del toponimo si danno diverse versioni, tutte comunque valide che la fanno derivare ovviamente dal latino "fractus, fracta" per il fatto che era interrotta dal centro di Maniago dall' alveo del Torrente COLVERA, od ancora "Fracta" significa selva abbattuta, luogo appena disboscato. E' sinonimo di boscaglia; si potrebbe anche intendere come "divisa, interrotta, fratta". Luogo appena disboscato, a me non sembra che sul Monte che la sovrasta, questa regola sia ancora in atto, sempre che per boscaglia non si intenda il rimboschimento attuato dalla ditta Zillo!
Passiamo per Maniago per avere un quadro più completo della situazione di quel tempo: com'è noto Maniago affonda le sue origini in secoli lontanissimi, probabilmente in epoca romana. Caelina, la mitica città scomparsa di cui anche Plinio il Vecchio ne parlava nei suoi scritti, verrebbe a trovarsi proprio tra la zona di Maniago Libero e Maniago. Città potentissima e agiata, che aveva instaurato il suo dominio in tutta la pedemontana, situata in un punto strategico che le consentiva di gestire ogni sorta di passaggio, militare, economico, per le sue vie di comunicazione. Città scomparsa nel nulla, così come molte altre della zona, senza lasciare alcuna traccia visibile di sè, senza lasciare alcun documento, se non i pochi passi di Plinio, e i resti oggi ritrovati a fatica, che rafforzano la tesi della sua esistenza in questi luoghi. In seguito Maniago seppe rinascere tant’è che il 12 gennaio 981 l'Imperatore Ottone II, con un diploma datato a Ravenna, conferma alla chiesa Aquileiese i possedimenti della corte di Maniago, del Monte di Maniago, ricordatevi questo nome, la Pieve di San Mauro con sei casali, sei altri casali fra il Cellina, il Rio Storto e la Chiesa di S. Maria detta in Mercadello, con le dipendenze di Maniago Libero, Vivaro, Tesis, Basaldella, Fratta, Poffabro.
La donazione della "CURTIS MANIACI" e della Pieve di S. Mauro doveva avere un significato per il Patriarca Rodoaldo, ma quale? Forse il controllo della strada pedemontana che da Cavolano (Sacile) saliva lungo Pedemonte fino al passaggio del Tagliamento a Pinzano - si ammette l'esistenza di una torre di vedetta o si segnalazione a specchio sull'allineamento Calaresio (Montereale Valcellina) Maniago-Mizza (Cavasso Nuovo) - oppure quella di Gravena e del San Lorenzo?
Intorno al 1000 venne eretto il castello che era feudo di abitanza e palazzo Patriarcale. L' antico castello sorgeva sul Colle degli Olivi; ai suoi piedi si sviluppò in seguito. Il territorio era diviso in due parti: quella che comprendeva Maniago Libero sotto l' Abbazia di Millstadt in Carinzia (1177) e l' altra sotto un gruppo di famiglie di origine e provenienza ignote, che, "consorti" del feudo, si chiamarono " DI MANIAGO " investite alcune di " Feudo di Ministero " ed altre " di abitanza ". Non si fregiavano del titolo di " Dominus " perchè esso apparteneva a chi fosse investito di feudalità.
Opere fortificatorie di notevole importanza vengono fatte nel XII secolo tali da renderlo uno stabile fortilizio, dopo la formazione del grande Feudo Spilimberghese. In epoca Romana è probabile esistesse una torre di osservazione quale sistema di sorveglianza viaria, commerciale, militare, per la via pedemontana che per Sacile, (Guado del Livenza ), Polcenigo, Aviano, Montereale Valcellina, Maniago, portava a Pinzano sul " passo del Tagliamento " per Ragogna ed il Norico. Tre erano le vie codificate per la trasmissione dei segnali, quella che ci riguarda è la seconda. Ve la traduco dal volgare dell'epoca:" di là del Tagliamento per la via della Montagna a Pinzano, Maniago, Conegliano, la via di mezzo..."
Come si vede questa torre era inserita in questo sistema di segnalazione che di notte era fatto con fuochi e di giorno con fumo e bombarde, fin dai tempi più remoti. La collocazione però dobbiamo per forza disconoscerla al Colle del Castello, quindi un monte con tale visuale altro non potrebbe essere che il nostro San Lorenzo, quello che nel documento redatto da Ottone II viene chiamato
" Il Monte di Maniago ". Quindi di noi cittadini!!!Il fatto che il Monte sia difeso a nord dalle alture del Raut, a ovest dal Jouf nonchè dal Fara, ed abbia un' altezza di 737 mt., e a sud e a est da due grossi torrenti (Colvera e Cellina), dovesse essere detterminante perchè su di esso venissero a collocarsi insediamenti umani e a stabilirsi apprestamenti militari di osservazione e di difesa.
Parliamo ora delle vie di comunicazione, che rafforzano la tesi che il Monte di Maniago fosse il San Lorenzo e non il Monte Jouf. Un Monte che da secoli ha dato tanto, e che ora dovrebbe dare ancora di più senza ricevere in cambio nulla.
Maniago con il suo antico maniero, è punto strategico di somma importanza a sorveglianza sin dai tempi più remoti sulla convergenza viaria della pianura ai passi montani e della pedemontana Sacile - Polcenigo - Aviano - Montereale - Maniago - Pinzano al guado sul Tagliamento per Ragogna. E la transalpina per il mondo germanico collocata sull' antica strada che passando ad Est del Monte San Lorenzo dalla località GRAVENA, scavalcando lo spartiacque alla forcella CLAUPA fino a Poffabro, si biforcava per FRISANCO e NAVARONS oppure ANDREIS e BARCIS e portava così nel Bellunese.
Quindi una strada di probabile origine romana che passava per Gravena e la zona già ora interessata alla coltivazione della cava. Ma ho trovato dell'altro, una testimonianza che narra brevemente della località Russoledo. Russoledo avrebbe origine da un insediamento militare. Nei punti in cui la strada andava verso la Claupa, in località " Terre Rosse ", proseguendo verso le " VALS " nel tracciato aperto sulla marna, sulle rocce, solchi profondi lasciati dal passaggio di innumerevoli carriaggi, documentavano l' origine remota di quel persorso, che hanno purtroppo subito le devastazioni e la distruzione nei lavori di sbancamento operati proprio in quel punto storico-strategico del Monte S. Lorenzo per la coltivazione di una cava di Flysch e calcare da parte di una nota industria cementiera insediatasi in quel di Fanna.
Tutto conferma che sul Monte di Maniago, il Monte S. Lorenzo, ci fosse una strada antichissima, probabilmente romana, di cui però oggi restano solo pochi resti, ancora visibili, perchè 30 anni fa qualcuno diede il via alla coltura di questa cava di calcare, forse senza preoccuparsi del lato storico-archeologico di questo Monte e della natura oggi purtroppo sempre più a rischio.
La nascita del San Lorenzo. E qui sconfiniamo nel mito, nella leggenda, che come tutti sanno, ha sempre un fondo di verità, perchè il San Lorenzo, o come lo chiamava l' Imperatore Ottone II della casa di Sassonia, Il Monte di Maniago , è un luogo in cui la storia di un popolo romano-celtico si confonde, dove le leggende confondono la storia, ma dove la realtà di un luogo oggi meraviglioso deve far riflettere a lungo.
Sul Monte S. Lorenzo si presume vi fosse stato un monastero di epoca remotissima, che fu distrutto e rovine di possibili costruzioni esistono seppur in minima parte anche in data odierna. Si potrebbe supporre anche si trattasse dei resti della surricordata torre. La leggenda popolare vuole che i Frati avessero sepolto in quel luogo le tre colonne d' oro che reggevano l' altare ed un globo pure d' oro... la zona è vasta quanto la piazza di Maniago... la "fossa" dovrebbe trovarsi in tal perimetro...
Ma si dice pure che lo stesso monte poggi sulle quattro colonne d' oro, colonne immense dalla portata inimmaginabile, che sosterrebbero il San Lorenzo ogni giorno. Il San Lorenzo come il monte Jouf è forato dai " bùs ", il più famoso è il Bùs da li Anguani lungo la parete ovest del monte San Lorenzo, nel quale sono stati rinvenuti resti di animali tra i quali anche di orso. Le sue abitanti venivano chiamate, e lo sono tutt' ora, Anguani, esseri, narrano le leggende, mostruosi, dalle forme vagamente femminili che in alcuni giorni della settimana, martedì e venerdì o mercoledì e venerdì, si trasformavano in capra.
Esse sono le custodi del Monte di Maniago, il San Lorenzo è la loro casa, il loro territorio, noi siamo degli ospiti e tali ci dobbiamo ritenere quando la domenica saliamo a visitare la chiesetta. Nelle sue grotte, nei " bùs ", frati e anguani si danno il cambio per custodire l' entrata alle colonne, servizievoli nei confronti di chi li protegge, di chi li ha nascosti agli occhi dei curiosi, degli invasori. L' entrata dovrebbe essere in un luogo inaccessibile ai più, ma visibile, che i frati percorsero quando si videro costretti a fuggire dopo la distruzione del monastero in epoca remotissima. Ora i loro discendenti vivono in quegli anfratti bui, celati a noi tutti, controllando l' andamento ed il flusso dei visitatori, facendo buona guardia alle colonne portanti del monte e al globo d' oro, che si presume essere il cuore del monte stesso, mentre le anguani controllano i boschi, il corso del torrente Colvera, la montagna ed i suoi sentieri dai colori sfavillanti nei mesi autunnali.
Tutti al servizio di un paesaggio naturalistico senza eguali, dove realtà e sogno si confondono proiettando l' individuo-visitatore all' interno di un mondo magico, dove leggende e miti si rincorrono in un cerchio senza fine, dove, a volte, si rischia di cadere restando confusi, entusiasti, avvolti dalle storie che abbagliano. Ma dove solo la realtà in ultimo regna padrona, una realtà messa in pericolo dall' avanzata di una cava di flish e calcare, e dalle mine che senza remissione dei propri peccati spazzeranno via tutto come farebbe un colpo di spugna su un piano di marmo.
Che qualcuno stia cercando proprio quelle tre colonne d' oro ed il globo?
Prima di giungere in croce, si incontra la chiesetta, arcaica costruzione che nasconde le proprie origine in un tempo remoto, addirittura risalente a prima della nascita della nostra chiesa di San Mauro, 981 d.C. Un' antica chiesa che dall' alto guarda lo sfacello che ai suoi piedi si sta compiendo, sasso dopo sasso, esplosione dopo esplosione; lentamente ma con estenuante costanza coloro che mangiano per soldi il San Lorenzo non conosco la storia di questo nostro monte che stanno decapitando.
Il monte San Lorenzo, narra la leggenda, poggia su di quattro colonne d' oro, e sul monte, diceva qualcuno, c'era un monastero che fu distrutto e i frati nascosero qualcosa scavando una fossa grande quanto la piazza di Maniago. Il San Lorenzo è forato da molte grotte (bùs) dove trovarono rifugio persone di cui ignoriamo la provenienza e la stirpe. Questi abitanti delle grotte, entrarono ad un certo punto in contatto con gli abitanti dei paesi di Maniago e delle frazioni di Fratta o di Russulei, assumendo ai loro occhi connotati a volte mostruosi. Nelle leggende che ora hanno smarrito l' esistenza delle salvadis, rimangono però le mitiche figure delle anguani, la cui dimora si trovava non solo in questi luoghi e lungo il corso del torrente Colvera, ma soprattutto lungo i pendii del monte Jouf e del nostro San Lorenzo. Ma anche più lontano, verso la borgata di Forcella, sopra Cavasso ad est, quindi un' intera area storica e naturalistica da proteggere, dove le leggende vivono ancora.
Delle anguani è sparito presso ché il ricordo nel paese di Maniago, mentre si può ancora riscontrare il loro ricordo nei racconti degli abitanti delle Colvere. Le anguani erano tre giorni fate e tre giorni esseri misteriosi, una caratteristica che potevano sfruttare a loro piacimento. Si raccontava ai bambini di non avventurarsi da soli lungo i corsi d' acqua di quelle zone, perchè era li che venivano avvistate il più delle volte. Una delle trasformazione più comuni che narrano le leggende, era la trasformazione da anguana in capra, ma solo le gambe, e solo il martedì e venerdì o il mercoledì e venerdì. Meno comune la metamorfosi anguana salamandra.
Una leggenda a riguardo racconta che un cacciatore andato per i boschi della Claupa, aveva notato una salamandra molto grossa che aspettava i piccoli, l' aveva messa di lato perchè nessuno la calpestasse, e se n' era andato. Qualche tempo dopo l' hà rivista, ma era una anguana che gli disse che lui era stato buono con lei e che se fosse andato in un certo posto, avrebbe trovato fortuna, e lui obbedendo trovò selvaggina grossa. Quindi, esseri mostruosi dal cuore grande con chi sa dare amore.
Forse chi sta scavando vuole solo ritrovare la fossa nella quale i frati nascosero qualcosa, forse un tesoro che loro ritengono d' importanza capitale. Il monte però saprà nascondere ciò che uomini nell' antichità, nelle leggende, all' interno di un mondo arcaico dai colori sfavillanti nel quale nessuno potrà tornare, hanno nascosto. Frati e anguani hanno lavorato insieme indirettamente per costruire un paesaggio, un territorio senza eguali sotto ogni punto di vista, che ora vogliono sottrarci e che noi non gli lasceremo tanto facilmente.
E chissà che trovate le fondamenta delle colonne d' oro, quel monte stesso non si vendichi tramite i suoi abitanti, le anguani, che ancora oggi vagano tra i sentieri e i pendii di quel mondo che stiamo perdendo.
La chiesa di S. Lorenzo in Monte è ricordata già in un testamento di Benvenuta vedova di Odorico q. Fochero di Maniago del 30 Marzo 1291 ed ancora allora definita " antiquissima ".Fino al principio del XV secolo fu custodita da un eremita " deputato alla custodia ".
E' una chiesetta ad aula allungata, di fattura assai semplice ma suggestiva, con un tozzo campaniletto a vela sulla facciata. Ad essa appartengono una statuetta lignea di S. Lorenzo, ultimo resto di quell' ancona che Marco di Bartolomeo da S. Vito intagliò nel 1526 e che nel 1584 già doveva trovarsi in non buone condizioni se monsignor Nores, in visita pastorale, ne ordinò il restauro.Nel 1620 si decise di passare le figure e nel 1625 di rinfrescarle e aggiustare la mano sinistra di S. Lorenzo. Da notare ancora la statua in pietra di S. Lorenzo che Sebastiano Leschiutta scolpì nel 1824.
Consiglio ora per concludere due poesie scritte negli anni in cui la ZILLO prese possesso del Monte di Maniago. Due poesie che parlano di Fratta e delle preghiere fatte al Santo per salvare questo Monte. Avrei potuto scrivere qualche cosa di mio, avrei potuto parlarvi delle Anguani del Colvera, del Bùs da li Anguani o di Spiramonte, della sua storia, fuggiasco dell' esercito napoleonico, dei frati e del monastero scomparso, distrutto forse in un tempo remoto da un terremoto. Di molte altre storie e leggende del luogo, perchè il San Lorenzo è sempre stato luogo di apparizioni, di fiabe, di vita contadina, di tradizioni popolari che gli eventi e la tecnologia hanno aiutato ad accantonare.
Qui, ora, mi sembrava giusto suggerirvi ciò che poeti locali: Dante Massaro e Mario Milanese molti anni fa avevano denunciato, senza però essere ascoltati. Letture delle poesie che si possono rintracciare nel libro: Fratta, origini, storia, cultura. I titoli sono: Fratta Mario Milanese - Il Monte San Lorenzo Dante Massaro.
Un ultimo appello prima di salutarvi.
Il Monte San Lorenzo, come avete visto, è il Monte di Maniago, il monte di tutti i cittadini. La storia dovrebbe insegnarci molto, la storia è il nostro futuro, la storia siamo noi. Lasciate che sia Crono a distruggere tutto, lo fa da sempre, nei secoli; plasma e modella a suo piacimento ogni cosa e forma, per un suo piacere. Ma l' uomo nei millenni, da sempre, ha voluto superare gli dei, sconvolgendo ciò che lo circonda senza capirne a volte le conseguenze.
Lasciate a Crono questo lavoro indecoroso, noi siamo solo di passaggio in questo mondo, e non meritiamo un onere così gravoso.
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