Emiliano Grisostolo
Recensione de "La vita allo specchio"
di Omar Soriente
Il
romanzo autobiografico di Omar Soriente è un lavoro introspettivo e un cammino
nella vita di ogni giorno,
che ha il potere di farci riflettere a lungo sulle scelte che possono cambiare
il corso della nostra storia,
del nostro presente e del nostro futuro. Un cammino diverso per ogni uno di
noi, in cui le persone si perdono
tra il labirinto di strade separate da pareti che noi ci costruiamo, e che noi
soltanto saremmo in grado
di abbattere, cogliendo al momento giusto il messaggio che da sempre è presente
in noi, se avremmo la
forza di volontà di cambiare.
Il
romanzo “La vita allo specchio”, è un lavoro che può farci rinascere. In queste
pagine si sente il
sapore dell’amore per una persona cara e l’odio per un padre, ma si sente anche
la voglia di mutare in una persona
diversa, si percepisce la volontà di cercare dentro se stesso quella luce che
sembrava essersi spenta, che
sarà in grado di far leggere al protagonista di quello che non è un romanzo di
finzione, questo è bene tenerlo
a mente, con una diversa chiave di lettura il concetto di felicità e libertà,
trasformando il dolore in un
sentimento così forte che ha il potere di migliorare se stessi in un percorso
attraversato da fatti drammatici
e anche da molti episodi divertenti, tutti apparentemente lontani da noi, ma in
realtà molto più vicini
di quanto si pensi.
Interista all'autore Omar soriente
1. Perché hai voluto scrivere questo libro?
In
realta' non ho mai voluto scrivere un libro. Non ho iniziato a scrivere con
l'intento di realizzare “La Vita allo
Specchio”. Tutto e' nato attraverso un incontro avvenuto per tutt'altro motivo.
Durante la mia permanenza
a Vancouver, nel settembre 2010 ho conosciuto una ragazza con cui usavo
incontrarmi in una sorta
di interscambio linguistico. Lei voleva imparare l'italiano, io migliorare il
mio inglese. Dopo alcuni incontri,
le nostre conversazioni iniziarono a diventare piu' profonde, andando a toccare
situazioni e sensazioni
del passato e del prossimo futuro. Un giorno, seduti di fronte ad una tazza di
caffe', lei mi disse:
“Omar,
perche' non provi a mettere nero su bianco cio' che mi stai raccontando?”.
Iniziai
cosi' a scrivere come in un atto liberatorio per circa sei mesi, al termine dei
quali mi resi conto di
aver
scritto qualcosa di pubblicabile. Non ho dovuto sforzarmi o privarmi del mio
tempo per realizzare cio' che
adesso e' diventato un libro. Libro che sara' pubblicato anche nella versione
inglese nel nord America e che
sara' probabilmente distribuito dal settembre del 2012. Un editore canadese,
leggendo il mio lavoro, gia' velocemente
tradotto in inglese, mi ha dato fiducia ed e' nata questa grandiosa
possibilita' che mai avrei immaginato
possibile.
2. Parlaci della PACIFIC CENTRAL. Che cosa significa questo luogo
per te? E, se vuoi,
parlaci del tuo viaggio a San Francisco.
Piu'
che parlare della stazione chiamata “Pacific Central” mi piacerebbe soffermarmi
sul concetto che ho voluto
descrivere attraverso quel passaggio del libro. Da qualche anno a questa parte
non sono piu' capace di
valutare le cose o le stesse persone con superficialita', con una veloce
occhiata in superficie senza andare alle
sensazioni che si nascondono al suo interno. Oggi uso dare un'emozione ad ogni
cosa materiale, ad ogni
persona il suo vero significato. Un giorno lessi in un sito web questa frase: “Le
persone sono come la fotografia:
bisogna metterle sotto una buona luce per vederne la parte migliore”. Non e'
cio' che noi vediamo
con i nostri occhi quello che conta se poi non siamo capaci di vederne la vera
essenza che solo gli occhi
non potrebbero essere mai in grado di cogliere. Accomunare emozioni e
sensazioni ad oggetti o persone
mi da la possibilita' di andare oltre cio' che l'occhio vede. Riesco a vedere
cose e persone attraverso cio'
che mi danno non attraverso la loro semplice forma o apparenza. Per quanto
riguarda il mio breve viaggio
a San Francisco, credo sia stata un'esperienza divertentissima e dal punto di
vista culturale mi ha riempito
a dismisura. Penso che il capitolo dedicato alla cittadina della California sia
uno dei piu' spassosi e divertenti.
Ma
la storia di Omar si articola in due linee guida che convergono verso uno
stesso punto.
3. Vuoi raccontarci qualcosa di un periodo che segna le prime pagine
di questo tuo libro, così
come ha segnato la fase iniziale della tua vita?
Il
periodo in cui mi ammalai di leucemia mi diede la possibilita' di capire cose
che altrimenti non sarei
riuscito
a capire o forse avrei capito molto piu' tardi. Credo che la scintilla che poi
ho scoperto anni piu' tardi
sia stata portata proprio da quel periodo della mia vita. In quel preciso
momento non fui in grado di vederla
per la giovane eta'. Molte persone che conoscono il mio passato in ospedale mi
ritengono molto fortunato
per essere sopravvissuto alla malattia. Venti anni fa, come oggi, guarire dalla
leucemia non era cosa
semplice. Io mi ritengo fortunato in primis di aver avuto la leucemia, non di
esserne sopravvissuto.
Probabilmente
aver avuto quell'esperienza all'eta' di dieci anni mi ha fatto capire
profondamente un sacco di
sensazioni nuove ma intense. Posso tranquillamente dire che la malattia mi ha
forgiato come fossi stato un
ferro rovente. Mi ha segnato, nel bene e nel male.
Torniamo
a qualche anno fa, cambiamo argomento e facciamo un passo in avanti allora.
Torniamo al
periodo
in cui ti sei avvicinato a Pino Masciari, Salvatore Borsellino, e ad altri
personaggi.
Omar
ha avuto un percorso intenso, sembrerebbe un romanzo di finzione, ma non è
così. Omar ha avuto la
passione e il coraggio di appassionarsi alle storie di uomini
che hanno avuto i riflettori puntati di loro, o non
li hanno avuti per nulla, in ugual misura, traendone quegli insegnamenti che
hanno segnato
indelebilmente
il suo percorso.
Come
dici tu, nel tuo libro:
"QUESTE PERSONE SONO STATE UNA FONTE DI CAMBIAMENTO".
4. Vuoi parlarci di qualche
episodio presente anche nel tuo libro?
Le
due figure che hai citato sono state importantissime per la mia crescita.
Conobbi Pino Masciari nel 2007 e
da quel giorno la mia concezione di liberta' divento' completamente diversa.
Pino era un imprenditore calabrese
che dopo aver denunciato l'ndrangheta fu inserito nel programma di protezione
dedicato ai testimoni
di giustizia. La sua vita cambio' radicalmente. Venne trasferito al nord
insieme alla sua famiglia, sua
moglie e i suoi due figli di nemmeno due anni. Quando lo sentii per la prima
volta il mio viso si ricopri' di
lacrime. Viveva in condizioni di isolamento che neanche un assassino puo'
immaginare. Lui e la sua famiglia
erano stati isolati dal resto del mondo. Tutto per aver fatto la cosa giusta,
denunciare il malaffare.
I
suoi figli non possono giocare a pallone con gli amici, non possono andare a
mangiare un gelato con i
loro
compagni di scuola. Pino e Marisa non possono esercitare le loro professioni
sentendosi cosi' inutili.
Da
quella conoscenza realizzai quanto sia importante la liberta' giornaliera,
quella che ti da la possibilita' anche
di compiere i gesti piu' semplici, quelli che i figli di Pino non hanno mai
potuto fare. Quando andai nella
localita' segreta dove Pino abitava rimasi scioccato. Il motivo lo potrete
leggere tra le pagine del mio libro.
La
seconda figura importante di quel periodo si chiama Salvatore Borsellino,
fratello di Poalo, il giudice
ucciso
dalla mafia nel luglio del 1992. Tutti conoscono la vicenda legata a quella
pagina di storia recente ma quando
si viene a conoscenza di alcuni avvenimenti dalle parole di Salvatore, la
nostra visione di quell'istante
viene completamente stravolta. Ricordo la prima volta che vidi Salvatore
Borsellino, disse:
“Io
non sono il vero fratello di Paolo, suo fratello era Giovanni Falcone”.
Da
Salvatore ho imparato la saggezza,
la determinazione e la capacita' di incanalare la rabbia in qualcosa di
propositivo. Mi
ritengo molto fortunato perche' ho incontrato persone divertenti e con un
valore aggiunto che mi hanno
trasmesso.
Ma
il lavoro di Omar è anche dedicato alla riscoperta della propria felicità, con
aneddoti simpatici, descritti con
una scrittura semplice ma ricca di sentimento, storie che fanno sorridere, così
come gli aneddoti che parlano
dell’amico Shingo. L’avventura di San Francisco ne è un esempio, ma ve ne sono
molte altre. Il parco
che ha visitato con gli amici. Le olimpiadi invernali. Il college dove hai
imparato l’inglese. Le tue uscite
con la bici. Il concerto di Bon Jovi… Alcune le hai raccontate solo a me.
5. Ce ne racconti ancora qualcuna? Le altre le leggeranno
comprando il libro…
Voglio
lasciare ai lettori il piacere di scoprire gli episodi divertenti descritti nel
mio libro. Cio' che vorrei rimarcare
e' il fatto di come tutte queste meravigliose esperienze siano arrivate. Sono
convito che cio' che abbiamo
dentro sia cio' che ci circonda e viceversa. Il mio spirito positivo e la mia
gioia sono state in grado di
ricreare all'esterno cio' che dentro di me era ormai riuscito a riempire ogni
centimetro disponibile. Le vicende,
le situazioni, gli incontri, sono stati principalmente creati dalla mia
inclinazione di vivere tutto in modo
non ossessivo e soprattutto con la capacita' di vedere positivita' in ogni
avvenimento. All'interno del libro
ci sono momenti di irrefrenabile divertimento e spesso sembrano quasi il
copione di una commedia.
In
CONCLUSIONE
Un
capitolo molto bello è dedicato al concetto di FELICITA’.
Credo
che queste pagine debbano essere lette, parlarne non darebbe loro e a Omar che
le ha scritte, il
giusto
significato. Leggere queste pagine renderà ogni uno di noi più libero.
Grazie Omar.